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IL MIO PRIMO POINTER

Venerdì, 4 Aprile, 2014
KIM

Fù anche il mio primo cane da caccia e me lo regalò Floriana, allora mia fidanzata, oggi mia moglie, risparmiando sul denaro che suo padre gli dava ogni giorno prima di andare a scuola (frequentava l’istituto magistrale a Perugia) sommato alle mancette ricevute in occasione delle festività e delle ricorrenze.

Il cane lo conoscevo già, perché il suo proprietario, un allevatore che abitava non lontano da casa mia, addestrava in un appezzamento adiacente il canile, ed io e Floriana andavamo spesso per vedere le belle ferme dei suoi cani.

In prevalenza allevava e addestrava setter inglesi, ma in quel periodo aveva anche tre pointer, due femmine e un maschio, ed io mi innamorai perdutamente del maschio.

Kim, questo era il suo nome, un bell’esemplare bianco-nero con una testa dallo stop molto pronunciato e fu infatti quella bellissima testa  con quell’ “ADUNCO ROSTRO” che mi fecero  innamorare.

E kim fu per lunghi mesi il mio oggetto del desiderio.

Floriana capì tutto questo, capì la mia sofferenza, perché stavamo per sposarci ed il denaro serviva per mettere su casa e che quindi la rinuncia a possedere kim era inevitabile.

Quando mi disse che me lo avrebbe regalato con i suoi risparmi, mi si allargò il cuore ,terminarono i miei incubi notturni,ed una gioia idescrivibile mi pervase per alcuni giorni.

Voglio dirlo subito, questo atto di amore di Floriana (anche se è passato più di mezzo secolo ) non lo ho mai dimenticato e nel corso degli anni vissuti insieme mi ha aiutato a capire quanto Floriana fosse dotata di grande sensibilità di buon senso e di intelligenza.

Mio padre mi aiutò a preparare il recinto e siccome faceva il falegname costruì la cuccia, la verniciò mescolando alcuni avanzi di vernici tanto da risultare di un colore indescrivibile ma a me apparve subito bellissima.

Ricordo il suo disappunto per la scelta di un cane di razza perchè sosteneva che essendo troppo delicati si ammalavano spesso e che a caccia erano poco resistenti.

Mio zio che faceva il muratore pavimentò il recinto con delle mattonelle, avanzate da quando rifacemmo il bagno, ma siccome non furono sufficienti a ricoprire l’intera superfice, una parte fu lasciata a calcestruzzo e in questa parte fu messa una pedana di legno. Il babbo e lo zio sostenevano che i cani amavano riposare sopra il legno.

Anche lo zio fu molto scettico sul cane di razza, aggiungendo anche che il pointer correva troppo, che non entrava nel fitto, e che non “dava alla lepre” ed entambi mi dissero che la “Vispina” di Tonino aveva partorito e che un cucciolo suo era più adatto del cane che ero intenzionato a prendere.

I motivi erano per loro molto chiari: la “Vispina” a caccia era brava, che “dava”a tutto e che il cucciolo Tonino me lo avrebbe regalato.

Queste affermazioni fatte da chi di caccia ne sapeva tanto e che a caccia ci sapeva andare raffreddarono il mio entusiasmo ma forte di quanto avevo visto fare a kim sul campo di addestramento mi rianimai presto e pochi giorni dopo andai con Floriana a prendere il cane.

Insieme al cane ci fu consegnato il certificato, Floriana pagò l’allevatore ma non rivelammo mai a nessuno il prezzo perché ci sembrava vergognoso per quei tempi.

La prima uscita a caccia con kim fu a dir poco molto deludente.

Stupidamente, anche perché voglioso di farglielo vedere all’opera, invitai a caccia un mio carissimo amico, certo che kim avrebbe trovato le quaglie e che si sarebbe esibito in quelle statuarie espressive ferme che gli avevo visto fare sul campo di addestrmento.

Kim non solo non trovò le quaglie, ma si mosse anche in modo indegno per  un pointer, con molto disordine e totalmente disorientato, ignorando i miei continui inopportuni richiami: la mia delusione fu grandissima anche per la pessima figura fatta con il mio amico il quale fu impietoso con degli sfottò che ancora ricordo. La notte non chiusi occhio.

Fortunatamente, facendo tesoro dei consigli dell’allevatore, del babbo e dello zio, le cose in seguito cambiarono decisamente in meglio. Ad ogni nuova uscita la nostra intesa si consolidava e kim anche se spinto dalla esuberanza, dettata dalla giovane età, iniziò a rispondere bene ai comandi di un esuberante inesperto giovane cacciatore.

La quaglia colpita di prima canna sulla bella ferma di kim non la dimenticherò mai e sinceramente negli anni trascorsi a caccia con lui ne seguirono tantissime altre e quel mio caro amico che nella prima uscita bonariamente mi derise, mi telefonava in continuazione perché voleva sparare alle quaglie sotto la ferma di kim. Con kim ho incarnierato la prima beccaccia e la prima lepre della mia vita ed anche in questo caso di beccacce e di lepri ne seguirono altre.

Ma l’episodio che ha segnato la mia memoria indelebilmente è stato quando in un pomeriggio  di fine settembre fermò a grande distanza con implacabile sicurezza ed in perfetto stile pointer, una brigata di starne ed io feci una bella coppiola (allora si poteva fare)e si esibì anche in due riporti degni del miglior Cocker.

Nei tredici anni di caccia trascorsi insieme al mio primo cane le soddisfazioni non mancarono e anche il babbo e lo zio si ricresero molto delle opinioni che avevano del  pointer e cominciarono a capire che a caccia il carniere non è tutto.

Anche io d’altra parte mi resi conto che le considerazioni fatte da loro all’inizio su questa razza non erano del tutto infondate.

Dopo kim ci sono stati parecchi altri pointer e spero di averne altri ancora ma il primo cane è come il primo amore. Non  si scorda mai.

Oggi dopo oltre cinquanta anni di esperienze fatte sia a caccia, sia perchè ho allevato parecchi soggetti  di questa magnifica razza posso affermare che “ il pointer oltre che un eccezionale cane da caccia è  anche un modo di intendere la caccia”.

Mauro Castellani

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