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Osservazioni della Sezione Provinciale Federcaccia di Perugia al Nuovo PFV Provincia di Perugia

OSSERVAZIONI CRITICHE SUL PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE

Valutazione Ambientale Strategica – Rapporto Intermedio

 

Premesso che il futuro sarà quello di prevedere un prelievo venatorio commisurato all’effettivo  stato delle popolazioni selvatiche oggetto di caccia, ci sembra doveroso rifiutare, almeno in alcuni punti, questo rapporto preliminare del Piano Faunistico Venatorio Provinciale (PFVP).

Allo scopo di fornire maggiori spiegazioni, esaminiamo punto per punto le criticità emerse nel suddetto PFVP.

  1. RIPARTIZIONE ATTUALE DELLA SUPERFICIE AGRO-SILVO-PASTORALE (SASP) IN ISTITUTI FAUNISTICI. Dall’analisi delle informazioni emerge che, su scala provinciale, la superficie agro-silvo- pastorale (SASP) protetta si attesta intorno al 16,7 % senza raggiungere la quota minima del 20 % stabilita dalla LR 14/94, art. 13 e dal vigente Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR). In particolare, le Zone di Ripopolamento e Cattura costituiscono appena il 3,90 % della SASP protetta in Provincia di Perugia. Ci sembra che sia stato trascurato un aspetto fondamentale: cioè le zone di rispetto venatorio per quanto riguarda strade, ferrovie, abitazioni rurali, ecc. Sarebbe utile oltre che auspicabile definire concretamente l’incidenza di questi divieti “passivi”, si da ricomprenderli, al momento della formulazione del PFVP, nella quota del 20-25% , tetto massimo di divieto di caccia previsto dalla L.R. 14/94.   Le aree interessate da urbanizzazione sono distinte , secondo la classificazione adottata dall’ISTAT in: Centri abitati, Nuclei abitati e Case sparse. È da mettere in evidenza che per tipologia Case sparse non sono rappresentati i singoli edifici sparsi sul territorio, ma poligoni “che costituiscono i territori di case sparse” cioè che rappresentano le porzioni di territorio che, non essendo assimilabili né ai centri né ai nuclei abitati, si devono intendere interessati dalla presenza di case sparse. Da alcuni indagini, condotte su alcuni Comuni della Provincia di Firenze, tali zone ammontano in media al 21% della cosiddetta superficie cacciabile (Capaccioli et al., 2002). A titolo di esempio si riportano nella tabella sottostante i risultati di ricerche condotte nella Regione Toscana dal Dipartimento di Biotecnologie Agrarie e dal Dipartimento di Ingegneria Agraria e Forestale dell'Università degli Studi di Firenze (Capaccioli et al., 2002).

 

Estensione delle fasce di pertinenza della rete viaria e dei centri e nuclei abitati per ciascuna provincia della Regione Toscana

 

provincia

rete viaria esterna ai centri e nuclei abitati

Centri e nuclei abitati

Fascia di 50 m dalla rete viaria

Fascia di 100 m dai centri e nuclei abitati

Totale fasce di rispetto

 

km

ha

ha

ha

ha

FI

5.958

873

22.357

51.172

16.417

67.589

SI

5.853

455

8.562

54.741

8.631

63.372

GR

5.148

698

7.089

49.335

6.944

56.279

AR

4.820

691

13.073

41.502

13.611

55.113

PI

4.147

402

12.790

36.750

9.972

46.722

LI

2.107

191

7.851

18.224

4.555

22.779

LU

1.807

542

20.225

14.226

14.489

28.715

MS

1.436

456

8.566

12.102

6.261

18.363

PT

1.346

454

9.591

10.990

9.306

20.296

PO

467

97

6.105

3.657

3.117

6.774

Totale

33.089

4.802

116.209

292.699

93.302

386.001

               

 

Es.:Provincia di Siena estensione Km2 3.821 -  abitanti per Km2 70 –  totale fasce di rispetto ha 63.372

      Provincia di Perugia estensione Km2 6.334 - abitanti per Km2 102 – totale fasce di rispetto ?

 

  1. IPOTESI DI SUDDIVISIONE DEL TERRITORIO PROVINCIALE IN COMPRENSORI OMOGENEI.  Il territorio della Provincia di Perugia presenta una molteplicità di ambienti di particolare interesse faunistico-venatorio spesso minacciati dall’espansione di aree urbanizzate e da una diffusa rete viaria. L’estensione e la localizzazione di tali realtà ad elevato grado di antropizzazione può rappresentare, in taluni casi, uno dei principali elementi di ostacolo ad una corretta gestione e fruizione del patrimonio faunistico per l’interruzione della continuità funzionale che si viene a determinare sul territorio. In tale contesto è da ritenersi “lodevole” l’individuazione e la determinazione di “comprensori omogenei” nel cui ambito pianificare i più opportuni interventi riferiti ad alcuni temi fondamentali quali:
  • i miglioramenti ambientali,
  • l’incremento, la ricostituzione e la conservazione di popolazioni animali selvatiche,
  • la presenza delle diverse specie in base alla vocazionalità  del territorio e alla compatibilità con le realtà agricolo-forestali esistenti
  • la più opportuna localizzazione di istituti faunistici e faunistico-venatori,
  • la razionalizzazione del prelievo venatorio a carico delle diverse specie,
  • la determinazione di una pressione venatoria compatibile e sostenibile

 

La situazione complessiva della provincia di Perugia in termini di destinazione del territorio denota una carenza di territorio protetto, attestato al 16,7% della SASP rispetto all’obiettivo minimo del 20%, con conseguente necessità di sottoporre a protezione ulteriori 15mila ettari circa. A questo scopo un passo fondamentale sarebbe rappresentato dall’ individuazione e determinazione delle superfici destinate ad utilizzazione diversa da quella agro-silvo-pastorale, come le aree urbanizzate, quelle occupate da infrastrutture viarie e dalle loro pertinenze, al fine di definirne l’entità e localizzarle dal punto di vista geografico (stabilirne la posizione sul territorio) in relazione agli obbiettivi delle diverse forme di pianificazione.

 

  1.  INDIVIDUAZIONE DEI TERRITORI VOCATI ALL’ISTITUZIONE DI OASI DI PROTEZIONE

Nel PFVP viene indicato chiaramente come tutte le oasi di protezione esistenti (tranne quella di Sasso Vivo, nel Comune di Foligno) ricadono (per tutta o buona parte della loro superficie) in celle classificate dalla procedura ad idoneità da medio-alta ad altissima. Inoltre vengono suggerite le seguenti indicazioni:

al contrario non tutte le celle “vocate” all’istituzione di oasi di protezione sono interessate da tale tipo di istituto o da altri ambiti a prevalente funzione conservazionistica (parchi regionali o nazionali). Considerando che la quota di territorio agro-silvo-pastorale protetto si trova attualmente nella nostra Provincia al di sotto della soglia minima stabilita dalla legge, per le oasi di protezione vi potrebbero dunque essere discreti margini di crescita.

Si ricorda a codesta amministrazione come la principale misura di protezione degli uccelli migratori, si di colle che di valle, consiste non tanto nel creare delle oasi, sempre troppo poche e troppo piccole, quanto nell’acquisizione di dati tecnico scientifici utili a supportare una moderna attività venatoria, Si ricorda che i calendari venatori della nostra Regione, per le specie migratorie,  già  tengono conto di indicazioni scientifiche a protezione dei due periodi  sensibili, ovvero: a) durante il ritorno al luogo di nidificazione (migrazione prenuziale); b) durante il periodo della nidificazione e le fasi della riproduzione e della dipendenza (art.18, comma 1-bis L.157/92). Ciò vale in particolar modo per la Beccaccia e per molte specie legate alle zone umide (Anatidi, Limicoli ecc ..) oltre che per i Turdidi oggetto di studi e ricerche finalizzate. Da ciò consegue la necessità di approfondire gli studi in merito prima di procedere all’istituzione di ulteriori zone protette che poi sempre più spesso sfuggono a qualsiasi gestione divenendo anche fonti di squilibrio faunistico.

 

  1. INDIVIDUAZIONE DEI TERRITORI VOCATI ALL’ISTITUZIONE DI ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA (ZRC)

Viene evidenziata la scarsa funzionalità di alcune ZRC (La Castagnola, La Vallotta, Monte

Acuto, Monte Meraviglia, Monte Stiglio, Roccanolfi, Villamagna) in quanto non ricadenti in territori che sono risultati vocati nei confronti di almeno una delle specie target (Fagiano, Lepre, Starna). Si prendono in considerazione delle possibili opzioni per le sette ZRC in questione:

• soppressione?

• riconversione in oasi di quelle ricadenti in territori vocati per questo tipo di istituto?

• riconferma come ZRC?

Noi vorremmo prendere in considerazione anche una quarta opzione, ovvero l’istituzione di Zone di Rispetto Venatorio di ampiezza variabile tra i 50 e i 200 ha, in quanto questi istituti sicuramente più “dinamici” da un punto di vista temporale (durata da 1 a 5 anni)  e gestionale

  • sono previsti al punto 4.1.1.3 – Aree di rispetto – del Piano Faunistico Venatorio Regionale approvato con Del.G.R. n. 316/2009
  • trovano riferimento giuridico nelle finalità di cui al punto 3 dell’art.28 della L.R. 14/1994 (Zone di Tutela Faunistica temporanea con Divieto di Caccia)
  • possono sicuramente trovare una opportuna collocazione nel nuovo PFVP per la realizzazione di programmi di gestione per la salvaguardia, l’ambientamento e la diffusione della fauna selvatica

Si concorda infine sulla riperimetrazione dei confini delle ZRC che mostrano elevati livelli

di intensità dei danni, escludendo dal territorio protetto le formazioni boschive di maggiore

estensione, che offrono protezione al Cinghiale.

 

  1. INDIVIDUAZIONE DEI TERRITORI VOCATI ALL’ISTITUZIONE DI AZIENDE AGRITURISTICO VENATORIE (AATV)

Non concordiamo sul principio introdotto di divieto di costituzione di tali istituti nei SIC in quanto  divieto non previsto dalle vigenti normative; per quanto attiene alle IBA  risultano siti non previsti da nessuna delle attuali  normative vigenti.

Si contesta anche il divieto di costituzione in territori a “medio alta” o “altissima” idoneità all’ istituzione di protezione se  ricadenti in aree  di agricoltura svantaggiata.

 

  1. AZIENDE FAUNISTICO VENATORIE (AFV)

Pur  non risultando oggetto del presente PFVP l’individuazione dei territori vocati , dei criteri di gestione ecc. delle AFV riteniamo indispensabile avviare parallelamente alla discussione del presente Piano Faunistico Venatorio Provinciale  un serio confronto e una conseguente rivisitazione degli attuali  disciplinari di questi importanti istituti privati. 

 

  1. ZONE E PERIODI PER L’ADDESTRAMENTO, L’ALLENAMENTO E LE GARE DEI CANI.

Si contesta il collegamento tra l’istituzione e /o l’ampliamento delle ZAC  tipo C ed i SIC in quanto non previsto in base alle normative vigenti così come  il divieto della loro istituzione in territorio ad elevato valore faunistico.

Non  riteniamo, inoltre corretto, l’assunto in base al quale risulta problematica l’attività delle ZAC ricadenti nei SIC in quanto basata sull’utilizzo di specie considerate “alloctone” per la ns. Regione come fagiano e pernice specie ormai naturalizzate da decenni.

 

8.   CORSI DI FORMAZIONE

Si concorda sulla necessità di una maggiore formazione in ambito venatorio si evidenzia che rispetto alla previsione di corsi per il trattamento dei capi  di ungulati abbattuti è opportuno la creazione di più centri per il trattamento delle spoglie e la loro  successiva corretta  e controllata commercializzazione.

Si evidenzia inoltre la mancata previsione di corsi di formazione e aggiornamento per le GGVV ed un progetto per servizi coordinati in via continuativa con la Polizia Provinciale con finalità di prevenzione ed educazione del cacciatore,  oltre all’espletamento di tutti gli altri servizi attualmente svolti.

 

  1. APPOSTAMENTI FISSI.

Tra le proposte di gestione viene suggerita da codesta Amministrazione  l’opportunità di

valutare la possibilità di estendere il divieto di installazione, già previsto all'interno degli ambiti protetti di cui agli articoli 15, 16 e 17 della LR 14/94 e in una fascia di 400 m da essi, anche alle Zone a Protezione Speciale (ZPS), istituite ai sensi della Direttiva Uccelli 79/409/CEE e s.m. e i., ed alle Important Bird Areas (IBA), individuate dall'Organizzazione Non Governativa Bird Life International.

Ci troviamo in totale disaccordo con la scelta di codesta amministrazione di equiparare gli IBA (Important Bird Areas) alle ZPS (parte integrante della rete europea Natura 2000). Gli IBA infatti non sono ambiti istituiti in seguito all’applicazione di normative vigenti (regionali, nazionali, comunitarie), ma sono soltanto siti individuati da BirdLife International come aree di particolare valore ornitologico.

Pertanto, pur rispettando la scelta di codesta Amministrazione di considerare gli IBA delle ZPS “potenziali” non la condividiamo in quanto gli IBA costituiscono soltanto uno dei riferimenti scientifici per valutare l'adeguatezza del sistema di ZPS designate dagli Stati Membri.

Inoltre ci troviamo in totale disaccordo con la scelta di estendere il divieto di installazione degli appostamenti fissi alle Zone a Protezione Speciale (ZPS) e in una fascia di 400 m da esse, in quanto nessuno dei criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione delle ZPS prevede il divieto di caccia da appostamento fisso all’interno delle ZPS e in una fascia di 400 m dalle stesse.

Si ricorda infine come l’attività venatoria all’interno delle ZPS risulti già penalizzata in quanto:

  • È vietata la preapertura dell’attività venatoria
  • È vietata l’attività di addestramento cani prima del 1 settembre
  • Nel mese di gennaio è consentita l’attività venatoria in forma vagante, ad eccezione della caccia agli ungulati, solamente nei giorni di giovedì e domenica
  • Nel mese di gennaio è consentita l’attività venatoria da appostamento fisso o temporaneo per due giornate alla settimana a scelta tra giovedì , sabato e domenica
  • Nelle zone umide naturali ed artificiali (compresi i prati allagati) ed in una fascia di rispetto di 150 metri dai loro confini è vietato l’uso dei pallini di piombo
  • È vietato l’abbattimento di esemplari appartenenti alla specie Moretta in quanto il Combattente è già vietato in base al vigente Calendario venatorio regionale

 

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